Satanism for Dummies: il pilota


1) ‘O pilota non è uno che guida l’amacchina, ma la prima puntata (a volte solo di prova) di un telefilm o di una serie

2) Se qualcuno non lo avesse ancora capito io sono finto e sono solo servito per fare un po’ di social/viral/multimedial/web marketing per il video che segue, realizzato dagli allievi della scuola di cinema e televisione Pigrecoemme.

3) Facitece sapè se vi piace o se vi fa schifo, commentandolo su Youtube, su Facebook, qui o dove più vi piace. (qualche recenZione positiva già ci sta)

4) Pigrecoemme fa anche coseserie” 🙂

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Il cimena secondo Jo Monaciello – Gli invasati


Il cimena secondo Jo Monaciello - The Haunting

Datosi che, lo sapete, non sono insensibile alla bellezza muliebre (me piaciono ‘e femmene) specie se tenebrosa, pungolato da Luna Mora ecco che oggi vi parlo di un altro cimena di Robert Wise citato nella precedente recenzione: Gli invasati. Questo cimena, sempre di orrore, è tratto, puro questo da un libro, L’incubo di Hill House, scritto da un’altra femmina, Shirley Jackson, che, però, non so se era bona o no! Comunque, il nostro Wise ne ricava un cimena splendido che fa paura suggerendo, nascondendo e negando allo spettatore l’evidenza. Per dirla con le parole di quelli che sapeno scrivere bene, l’uso che il regista fa del fuori campo in The Haunting è magistrale ed ottiene due risultati in uno: risparmio economico e tensione esasperata. Questo cimena del 1963 ha inoltre il merito di chiudersi senza spiegare niente. Je, infatti, mica aggio capito se i protagonisti hanno realmente vissuto quell’esperienza oppure hanno avuto un incubo. Ma accussì me piace. Mentre me fa schifo quanno spiegano tutte cose comme ha fatto l’olandese Jan De Bont (che per essere olandese vola piuttosto basso) nel 1999, il quale De Bont ha girato ‘n’ata vota ‘o film e ha dat’ tutte ‘e spiegazioni possibili. ‘O pozzanno appennere!

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Il cimena secondo Jo Monaciello – Audrey Rose


'O manifesto

Voi non lo sapete, ma io ci capisco anche di cimena…di cinema. Ed il cinema di cui vi parlo oggi si chiama Audrey Rose del 1977. Lo ha girato Robert Wise, uno che ha fatto il montatore (ma non come me) e poi ha fatto il primo film che si chiama Il giardino delle streghe. Poi ha fatto anche West Side Story dove ci stanno belle canzoni (la la la la la America e anche Mariaaaa ‘a sora d’ ‘a palla mia!). Io, però, vi consiglio di vedere Gli invasati che ho visto prima di diventare satanista e che mi ha fatto cambiare più di una volta la mutanda. Comunque Audrey Rose è un pezzottone dell’Esorcista. O meglio, L’esorcista aveva avuto successo? E allora tutti a fare copie e copiarelle. Questo qua lo hanno fatto prendendo la spirazione da un libro di uno, Frank DeFelitta, che, però, non parla di possessione, ma di reincarnazione. ‘O film po’ nun se capisce se è dell’orrore oppure uno ‘e chilli cinema ambientati int’ ‘o tribunale oppure scientifico. Ce sta pure Hannibal The Cannibal prima di fare Hannibal The Cannibal, ma…guardatevi Gli invasati perché Audrey Rose vi “ammoscia la paposcia”.

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Un’altra recenzione intellettuale


Anche in questo caso, come in quell’altra recenzione, nun c’aggio capito nu cazz, pechhé è scritta difficile. Mi spiegate se sta parlando male di me oppure no?  La recenzione è di un certo Lorenzo Tagliaferri, e si trova qui, ma siccome che il server di quel blog è una latrina ed è sempre irraggiuggibbie, lo fotografata e la posto qui, guagliù! M’araccomanno 666!

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La verità su Jo Monaciello


Guagliù, se il 2 ottobre nun vo vrit, v spkk a facc’! Il 2 ottobre andate sul Blog di Pigrecoemme pe guaddare la puntata!

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Zolfo e cioccolato – La mia prima hit e la recensione del video di gente colta


Questa è una recenzione del mio video scritta su Facebook da Guido Bianchini. L’origginale sta quà!

Il testo si apre con il classico complesso di Edipo non risolto che ti spinge e verso oggetti del desi derio decadenti la vrenzola di cui sopra. Inizia cosi un analisi della conflittualità tipica dell’amore resa al meglio dall’ immagine zolfo e cioccolato. Un amore che eleva anche il livello linguistico del nostro Jo che si è fermato però alla lettera A del Devoto-Oli accapando le parole più difficili. Ne esce fuori una strana commistione di motivi a-gnostici e satanisti (vedi colpo al costato) degni del miglior Carducci,con immagini alla Dario Argento prima maniera,rafforzate da un look simil Il Corvo, perché l’amore danna se non te la danno. E’ questo il vero fil rouge del testo uno spasmodico desiderio copulativo da trasmettere allo spettatore con inquadrature lascive di lei rafforzate dal suo intervento vocale decisamente inutile ai fini del testo, ma efficace per favorire l’identificazione delle napulegne e l’allupatio del maschio medio ( lo confesso anche i miei ormoni hanno vacillato di fronte alla classica tipa da sbattere senza ritegno a patto che le si impedisca di proferir parola) . Tutte le suggestioni di cui sopra trovano la loro sublimazione l’immagine del Gelato (di cui l’esimia Alessandra de Luca ha colto subito il riferimento extra testuale al ben più noto Jo donatello della famiglia dei Gioggionidi) . Di fronte a cotanto struggimento la vrenzola non può non cedere conducendo per mano il suo cavaliere corvino e dandoci modo di gustarci le sue grazie per l’ultima volta. Ottima la chiusura con riferimento al territorio e ai suoi atavici problemi che ci offrono anche un’ ulteriore chiave di lettura del testo: lei non cede subito perché non è proprio romantico farlo alle solfatare di Pozzuoli.

Che ne penzate? E scrivetl ‘nu sfaccim’ ‘e commento!

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